Calabria

C’è chi danneggia le case per non pagare l’Imu o la Tasi: no diciamo basta!

Secondo i dati dell’Agenzia delle Entrate e di Confedilizia, relativi al 2013, sono 420.000 le cosiddette “unità collabenti”, ossia i fabbricati ridotti a ruderi che non producono redditi. Un numero che in termini percentuali è aumentato del 12,4%.

Oggi – come ci ha ricordato l’avvocato Corrado Sforza Fogliani, piacentino presidente dei Confedilizia,  che abbiamo sentito a tal proposito – per non pagare l’Imu (o tasse equivalenti) basta buttar giù il tetto di una casa. Ecco allora spiegato il boom dei ruderi. Una casa sfitta o abbandonata  può tramutarsi in un incubo.  Ne sappiamo qualcosa in Calabria, dove il numero dei paesi disabitati cresce di giorno in giorno.

C’è anche chi decide  di chiedere al Catasto la cancellazione dell’immobile, ma servono bolli, soldi, permessi. Burocrazia e tasse, insomma: binomio insostenibile. Se ci si limita a renderle inagibili, staccando porte e finestre, i costo dell’Imu si riduce della metà. Se non si vuole pagare del tutto Imu e Tasi, bisogna danneggiare i fabbricati in maniera più grave, per esempio scoperchiandoli: a questo punto diventano unità collabenti, esentasse perché non producono reddito. 

Vogliamo questo destino per i nostri paesi? Vogliamo trasformarli in ruderi inservibili? Oppure, attraverso una politica di defiscalizzazione radicale delle seconde e terze case – le chiameremo “case di comunità” o “di legame” – vogliamo garantire che tornino a vivere, garantendo la sostenibilità economica a chi, magari, le ha lasciate solo per cercar lavoro all’estero?

Noi crediamo sia questa la strada: creare  a livello locale Zone Temporaneamente Autonome e Defiscalizzate (TAZD) per trasformare questi ruderi in occasione di sviluppo. Magari mettendo a frutto il lavoro di quella Milizia civico-culturale e di quella rete di filantropia che abbiamo già indicato come due dei due pilastri del nostro progetto. 

Author: D M