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Orrico: “Io sono il messaggio… a impatto zero!” (da Il Quotidiano della Calabria, 18/11/2014)

Quanto dire è fare. È questo il primo titolo – poi cambiato in “Come far cose con le parole -  con cui venne tradotto il libro del filosofo Austin citato ieri nell’articolo di Celani e Marina Machì.

È vero, Austin è famoso per tante cose. Una di queste è proprio il performativo. E che cos’è un performativo? È, appunto, far cose con me parole. Creare stati di fatto. In senso lato – molto lato – “influire”. Ma c’è un altro punto su cui conviene insistere e sul quale  Austin avrebbe meno da dire: l’ambiente. In termini elettorali, noi che siamo neofiti, co riferiamo però al concetto espresso e sviluppato dall’americano Walter Lippmann nel suo libro classico “L’opinione pubblica”, pubblicato nel 1922 a New York e tradotto in Italia per i tipi delle calabresi Donzelli.


Quando Celani e Marchi scrivono: “Non si tratta solo di slogan, contano anche le modalità di affissione”, a noi viene in mente proprio la nozione di ambiente come sviluppata da Lippman, in particolare quella di “ambiente invisibile”. Che cos’è l’ambiente invisibile? È l’insieme delle idee che nello spazio dell’opinione pubblica vengono veicolate da immagini. Immagini a cui gli individui reagiscono e che è dovere di tutti modificare in meglio. Altrimenti ci penserà la “propaganda” – termine coniato sempre negli anni ’20 dal nipote di Sigmund Freud:
Edward Louis Bernays (1891-1996)- a farlo. Mossa da quel “governo invisibile” che molti temono o da quel “nulla pieno di niente” che tutti farebbero meglio a temere.

Veniamo a noi.
Dal nostro punto di vista, più empirico ma non per questo meno meditato, ci siamo attivati per denunciare una proliferazione materiale e simbolica di affissioni non solo abusive, ma esteticamente e di conseguenza eticamente incompatibili con quella vita civile e pubblica che i candidati vorrebbero poi rappresentare. È questione di mezzo, di messaggio e di ambiente. Per questo abbiamo subito dichiarato che la nostra campagna – che prevede affissione e defissione – è a impatto zero. Inutile essere ambientalisti da programma, se poi al dire non consegue qui e ora – ah Austin! – il fare. Inutile però anche concentrarsi sul messaggio e dichiarare di non capirlo: se non si capisce che il messaggio è esattamente questa doppia interazione – doppia e multipolare – tra occhio che guarda e occhio che è osservato, tra mezzo+messaggio+ambiente ci troveremo ancora qui, tra 5-10-100 anni a parlare di muri imbrattati, di scarabocchi e colori sbracati, di faccioni stampati sui muri… Ma poi?

Poi che ce ne faremo di questo sfregio alla bellezza della Calabria e alla dignità della sua gente? Non siamo neofiti della politica proprio perché come cittadini attivi votiamo e ragioniamo e pensiamo e – stavolta – ci siamo messi in gioco. se neofita significa invece “ultimi arrivati”, beh rispondiamo con la vecchia battuta del Nick Carter di Bonvi e De Maria: “l’ultimo chiude la porta”. Con la nostra piccola campagna di affissione a impatto zero una porta crediamo di averla aperta e un’altra speriamo di averla chiusa per sempre: quella dell’inquinamento estetico elettorale. Per noi questo significa austinianamente “far cose [con immagini] e parole”.

Author: D M