Il Progetto

image1Avete percepito un ritardo? Come se noi non avessimo un programma. Avete percepito un leggero effetto riverbero, perché in 36 ore di campagna elettorale – le nostre sono tali, non abbiamo iniziato prima. Anche se dovremmo dire: abbiamo iniziato da sempre e non ci fermiamo il 23 novembre.

L’essenziale – il lavoro continuo, costante – è invisibile agli occhi.

Avete notato che online non abbiamo ancora pubblicato il programma? Un programma è una cosa seria, nasce offline, per la strada, nelle piazze, nei luoghi di quella socialità condivisa che sono i bar, le biblioteche, le scuole, i mercati. Nasce lì. E lì sta nascendo. Ma come progetto, non come “programma”.

Non siamo ai tempi della pianificazione quinquennale staliniana. Siamo ai tempi del progetto: ciò che viene gettato avanti, per un futuro prossimo che investe la nostra responsabilità presente.

Chiediamoci: c’è un candidato che ha un programma? C’è un candidato che abbia DAVVERO un programma? Tutti hanno uno pseudo-programma. Fatto di parole su parole. Ma un progetto? I programmi stanno appesi sul muro delle buone intenzioni. I progetti non sono cose che stanno buone e zitte. I progetti si fanno nel loro farsi.

 

Il nostro manifesto politico

CaLab

Le quattro chiavi per rovesciare la Calabria

- sharing economy

Favorire gli investimenti filantropici e culturali in calabria degli imprenditori calabresi nel mondo.

- crowdfunding

Individuare in due settimane, ma con metodo condiviso, i progetti locali da finanziare. Ognuno di questi progetti dovrà essere incubatore di altri 10 progetti. Questo secondo la logica del moltiplicatore di valore.

- global philantropy

Entrare nella rete globale della filantropia per semplificare le procedure di investimento e di comunicazione globale delle azioni locali.

- local action

Decisioni globali per azioni globali: gli investitori-filantropi sono i veri startupper! I beneficiari non sono beneficiari passivi ma attivatori di risorse. In 2 mesi garantire un investimento iniziale in cultura educazione e innovazione tecnica e alimentare per individuare i soggetti che in 1 anno dovranno trasformare la Calabria in un caso internazionale.

- crowd attivation

Mobilitare una rete di servizio civile culturale destatalizzato e detassato. Una milizia per la bellezza

Questione:

Migliaia di imprenditori calabresi, nel mondo, chiedono di poter dare qualcosa alla loro terra d’origine. “Dare per fare”: questa la richiesta. Ma ogni intervento locale richiede un approccio e strumenti globali, capaci di intercettare le dinamiche e le modalità operative più avanzate.

Beneficiari: musei, scuole, università, costituzione di start-up legate alla cultura materiale calabrese

Struttura: piattaforma di crowdfunding per favorire anche le microinterazioni.

Operatori: dotare di 1000 operatori tra i 18 e i 25 anni la fondazione, attraverso l’istituzione di un servizio civile regionale di 10 mesi volontario ma riconosciuto a livello di curriculum europeo e finanziato da una rete di filantropi donatori.

Proposta:

- Costituire una fondazione per la promozione di arti, prodotti e mestieri che si connetta alla rete europea delle fondazioni di filantropia e al tempo stesso si relazioni con le reti attive negli Stati Uniti.

La fondazione seguirà il modello del “knowledge center”: fornirà servizi, aprirà porte, aiutando a rimuovere barriere pratiche, fiscali o procedurali tanto nel rapporto beneficiari-donatori, quanto nel rapporto donatori-beneficiari.

Lo scopo è semplificare il rapporto donatore-donante nello spazio europeo, accompagnando la donazione in tutti i suoi aspetti, per un vero “giro valore”, secondo il motto “dare e fare”.

I donatori internazionali – dal Canada agli Usa – chiedono di poter donare. Per farlo richiedono però una precondizione: che in loco una istituzione deburocratizzata e efficiente individui i beneficiari della donazione affinché il dono dia vita a un vero “giro valore”.

“Un enorme potenziale”. Questa l’affermazione che circola sulla Calabria, a Bruxelles. Un “contesto locale difficile” da leggere sul piano globale, che paralizza l’azione. “Il problema è individuare i beneficiari”, si afferma nei report europei sulla filantropia. Occorre un ribaltamento metodologico: non cercare altri donatori, ma individuare concreti beneficiari e liberare le potenzialità di questa cross-border philantropy.

- Secondo i  dati di Eurostat,  con il 56,1% di giovani senza lavoro la Calabria è la regione col tasso di disoccupazione più alto.

La disoccupazione giovanile ha raggiunto in Italia picchi del 43,7%. Questo significa che 700.000 ragazzi, tra i 15 e i 24 anni, si sono persi in un limbo. In termini quantitativi, sono 64.000 in più rispetto al 2014. Molti di questi ragazzi sono calabresi. A questo va aggiunto che, secondo l’Istat, la quota dei ragazzi che non studiano, né lavorano ha raggiunto i 2.000.000, ossia  il 24% dei giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni, una quota molto superiore a quella media dell’Unione europea (15,9 %).

Che cosa possiamo fare? Giudicare? Criticare? Condannare? Restare a guardare o promettere posti di lavoro in cambio di voti, spendere parole a vuoto o tacere per sempre, finché non arriveranno nuove elezioni?

Noi proponiamo altro, come prima tappa di un processo che rovesci i luoghi comuni e trasformi le aspettative in opportunità. 

Per questa ragione, proponiamo che la Regione Calabria favorisca la nascita di una Milizia civico-culturale o, se preferite termini politically correct, un Servizio Civile Universale impegnato nella riqualificazione e nella messa in rete del patrimonio storico artistico della nostra regione

Nella pratica: a un giovane che si voglia impegnare per la comunità, impegnando le proprie competenze, deve essere garantita la possibilità di farlo, con adeguata copertura assicurativa e sgravi fiscali. Va inoltre garantito il riconoscimento in sede europea del suo impegno nel curriculum (ad esempio: considerando i mesi di impegno come un’attività formativa pari a un master) e come apprendistato.  Ai privati o alle comunità deve essere garantita la possibilità di corrispondere un adeguato compenso ai giovani stessi.

La proposta del Servizio Civile Universale è un modo per ribellarsi all’inerzia di un Paese che ha lasciato morire la precedente esperienza di Sevizio Civile nazionale passando da 57.119 ragazzi e ragazze ingaggiati nel 2006 allo zero del 2012! Nel 2013 un piccolo rimbalzo a 15.000 volontari, comunque meno del 2 per mille dei 6,8 milioni di ragazzi fra i 18/28 anni, la fascia d’età per partecipare a questa esperienza.

Non possiamo lasciare all’economia la formalizzazione o il rifiuto della stessa proposta. Dobbiamo avanzarla noi, qui, ora. Non si può vincere contro la “dissolutrice potenza del numero” (così la chiamava Elias Canetti), se non non rinsaldiamo i legami con la comunità.

La nostra proposta di milizia civico-culturale va in questa direzione: è un rito di passaggio, di iniziazione e al tempo stesso di partecipazione.  Un modo concreto per dire tutti assieme che in Calabria si può.